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di Armando Verdiglione
Sono entrato cinque volte nell'atelier di Josif Gurwich. E basta una sola volta perché il suo lavoro, la sua pittura, il suo racconto s'inscrivano nell'immemoriale della lingua, della storia, della narrazione. Itinerario fatto di ostacoli, difficoltà, circostanze avverse, traslochi, guerre, spiragli di luce. Itinerario sempre tranquillo, sempre attinente al disegno, alla pittura, al suo modo di scrivere. Tracciando. Pennellando. Sfumando. Nessuno sa quante opere Josif Gurwich abbia fatto né a chi le abbia date, regalate o vendute, quasi sempre per prezzi irrisori, per lui indispensabili a vivere. Con la sua bellissima e serena moglie che con lui ha condiviso abitazioni, città, ripide, ascese, scoscese e ha visto tanti soli, tante opere. Ha ammirato, man mano, la sua produzione, ascoltando ciascun disegno, ciascun quadro, ciascun discorso. E lei non ci vede più. Vede ombre vagamente luminose, sagome lontane e erranti. Sopra tutto ora che Josif, il 15 settembre, se ne è andato. Lui che non sembrava fatto per morire. Lui che sembrava appartenere alle sue opere. Anziché il contrario. La scuola. La guerra. La pace travagliata. La cara Odessa. Mosca. Allievo o maestro. Sempre la sorpresa per i suoi paesaggi ammirevoli, scogliere, navi, gabbiani, per i suoi nudi, spiagge, navi, muri indomestici. Sempre il miracolo di un tratto, di un gesto, di una finezza, di uno squarcio. Lungo una produzione di oltre settant'anni. Il volto stupendo di una madre con il bambino in braccio. Ormai nell'altro tempo. Non più nella durata delle religioni. L'immagine di ragazze nude. Senza erotismo. E ciascuno comprava, chiedeva, otteneva opere e opere. Sparse ormai in ogni angolo della Russia e del pianeta. Dal Giappone all'America, all'Europa, a Gerusalemme. Oltre settant'anni di scrittura pittorica e di disegno. Josif Gurwich sempre lì, al suo lavoro, ciascun mattino, ciascun pomeriggio. Con dignità sovrana. Con umiltà. Il maesto non ha mai imposto nulla. Ha dato un esempio unico per ciascuno. Anche alla figlia Elena che si è ispirata e attenuta a lui. Sempre a suo modo. E al figlio Michail. Che ha esplorato altre vie, assumendone, però, in definitiva, la lezione. A Josif Gurwich, a Elena Gurwich, a Michail Gurwich, alla moglie di Josif Gurwich rendo omaggio in Italia e altrove. Un semplice gesto. Un'eco lontana per questa famiglia dei miracoli
Il materiale di questo sito è tratto dai libri d'arte di Josif Gurwich, disponibili al sito di Spirali

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